UNA STANZA SENZA CHIAVE

Un blog è un luogo di condivisione. Io sono cresciuto con una mentalità che poco si adatta alla corsa tecnologica. Era un tipo di comunicazione più lenta, quello a cui sono stato educato negli anni, fino a prima del Duemila, diciamo. Poi però ci si abitua a tutto.

Ho imparato bene o male le leggi dell’editoria di carta, che resta affascinante, anche se trasuda decadenza (o forse è affascinante proprio per quello).

C’è una cosa avvincente però, dei nostri tempi, resa possibile da Internet. Adesso è possibile conoscere subito le reazioni altrui ai propri pensieri scritti. Una cosa impensabile prima, quando al massimo ci si basava sulle lettere dei lettori. A volte qualcuno telefonava in redazione, ma le chiamate erano filtrate, e le opinioni dei pazzi purtroppo raramente pervenivano a chi le aveva suscitate.

Adesso invece sono contento che anche uno psicopatico possa dirmi subito quel che pensa di me, in base alla percezione ricevuta da quanto scrivo. Che ci si creda o no, è una cosa piacevole anche questa. Tutti siamo un po’ matti, è evidente. Certo, non tutti riescono a esprimere verbalmente la loro follia, ma oggi anche gli spostati hanno accesso alla comunità degli esseri umani digitalmente collegati fra loro.

Perciò questo blog non è “Una stanza chiusa a chiave”, ma “Una stanza senza chiave”. La comunicazione di prima era fatta di molte porte chiuse, quella di oggi no. Almeno per quanto riguarda la Rete.

Il potere rimane a scatola chiusa comunque. Le sue stanze quasi inaccessibili. Ma le parole degli uomini liberi e insofferenti dell’autorità che opprime, oggi possono scorrere più fluide che nei tempi analogici. Sono contento di questo e non mi va di rimpiangere niente. Qui non insegno, ma trasmetto quello che so. Mi si può fare qualsiasi domanda e dire di tutto. Non ho mai avuto paura delle parole, non comincerò certo ad averne adesso.

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