Archivio tag: alcolismo

Calcio e depressione: il tabù che inizia a crollare

Una ricerca inglese rivela che un giocatore su tre soffre di depressione, disturbi del sonno e abuso di alcol. E i calciatori iniziano a rompere il silenzio. Come ha fatto Mattia De Sciglio prima dell’inizio dell’Europeo, seguendo l’esempio di Gianluigi Buffon

«Ho ritrovato la felicità e la gioia di vivere fuori dal campo e così sono tornato a dare il meglio anche in partita. Non era una vera depressione, ma conosco la storia di Buffon, so che quel rischio esiste». Parola di Mattia De Sciglio, promessa del Milan e della Nazionale. Che proprio poco prima dell’inizio dell’Europeo ha parlato a viso aperto dei problemi che ha dovuto affrontare. Anche grazie a Gianluigi Buffon, che è stato fra i primi calciatori a rompere il tabù e a rivelare ai tifosi la sua depressione, iniziata nel 2003. Una prova di come parlare di disturbi mentali possa spingere anche altri a chiedere aiuto.

Gianluigi Buffon, capitano della Nazionale.

Gianluigi Buffon, capitano della Nazionale.

«Non ho mai capito perché proprio allora, perché non prima, perché non dopo» ha detto Buffon in un’intervista a La Stampa.  «Non ero soddisfatto della mia vita e del calcio, cioè del mio lavoro. Mi tremavano le gambe all’improvviso». Per superare la malattia, il campione ha dovuto accettare di chiedere aiuto: «Pensavo che gli psicologi fossero figure che rubassero, tra virgolette ovviamente, soldi agli insicuri. Invece sono persone che servono, perché se ne trovi uno bravo e capace, trovi una figura con la quale non hai paura a confrontarti. Parli di tutto, ti apri, senza il minimo timore: e farlo non è mai facile». Una confessione che il portiere ha sentito di dover fare pur sapendo che avrebbe potuto marchiarlo a vita. «Finisce che, a volte, diventi schiavo della tua figura, di quello che sei. Se Buffon dice: “Vado due mesi via, a curarmi la depressione”, è finita. Dopo, ogni volta che sbagli, una parata per esempio, ci sarà sempre il richiamo di questa cosa. Allora non ti puoi permettere di andare via tre mesi per curarti».

Alcol, droghe e pensieri suicidi: i campioni rimasti vittime della depressione

Buffon non è stato il solo a parlare delle sue difficoltà. Anche se spesso le confessioni sono arrivata solo dopo il ritiro. Come nel caso di Roberto Pruzzo, ex campione della Roma degli anni Ottanta, che nell’autobiografia Bomber ha parlato dei suoi pensieri suicidi: «Ogni tanto penso che sia giunto il momento di togliermi dai co…, un po’ perché sono stanco, un po’ perché ho voglia di non rompere più le palle a nessuno. Ma poi accadono quelle cose che ti fanno pensare che è più forte lo spirito di sopravvivenza».

Ed è difficile dimenticare la parabola discendete di  Adriano, detto L’Imperatore nei giorni di gloria all’Inter, la cui carriera è stata stroncata dall’alcolismo provocato dalla morte del padre. «Ho cominciato a bere, ero solo felice di bere. C’erano feste ogni sera. E bevevo tutto quello che avevo davanti: vino, whisky, vodka, birra … un sacco di birra. La situazione è andata fuori controllo. Potevo solo dormire e bere. Mi svegliavo e non avevo idea di dove mi trovavo». Un percorso simile a quello di Andy Van Der Meyde («Non riuscivo a dormire se non prendendo pillole. Mi trovai dipendente. Le pillole erano decisamente pesanti, di quelle da prendere con la prescrizione del medico. Quindi le rubavo dall’ufficio del medico del club senza farmi vedere. Per più di due anni»), Matias Almeyda («All’Inter c’era una psicologa. Mi diagnosticò attacchi di panico e mi ha prescritto una cura, ma non le ho dato retta. Ho capito che dovevo fare qualcosa quando mia figlia mi ha disegnato come un leone triste e stanco. Da allora tutti i giorni prendo antidepressivi e ansiolitici») e Andreas Iniesta («Ho avuto una serie di problemi personali, oltre ad alcuni di natura fisica: soffrivo di una leggera depressione, mi sentivo fragile»).

Adriano ai tempi dell'Inter.

Adriano ai tempi dell’Inter.

Ma i casi che hanno colpito di più i tifosi, e non solo, sono stati quelli dell’allenatore del Galles Gary Speed e del portiere della Nazionale tedesca Robert Enke, entrambi morti suicidi. Mentre è riuscito a salvarsi, dopo molte operazioni e mesi in ospedale, l’ex juventino Gianluca Pessotto, che nel 2006 si è buttato dal tetto della sede della sua squadra.

Disturbi mentali fra i professionisti: un allarme reale

Che il problema non sia da sottovalutare lo dimostra anche uno studio di FifPro, il più importante sindacato di settore, che ha realizzato uno studio fra i professionisti di Belgio, Cile, Finlandia, Francia, Giappone, Norvegia, Paraguay, Perù, Spagna, Svezia e Svizzera. In totale, hanno partecipato alla ricerca 826 giocatori, di cui 219 “in pensione”: circa uno su tre ha detto di aver sofferto di sintomi della depressione, disturbi del sonno o abuso di alcol.

Lo studio di FitPro: i numeri in dettaglio (www.corriere.it)

Lo studio di FitPro: i numeri in dettaglio (via www.corriere.it)

Un campanello di allarme che la Federazione inglese sta affrontando con un cambio di mentalità. Nel 2011, dopo la morte di Speed, ha distribuito un manuale illustrato di 36 pagine (realizzato in collaborazione con il disegnatore Paul Trevillion) per aiutare i calciatori a riconoscere i sintomi della depressione. E un anno dopo ha aperto un telefono amico gestito da psicologi ed ex calciatori per aiutare chi è alla ricerca di aiuto.