Nella Grande Città la tenaglia della sofferenza

La recensione di L’intelligenza è un disturbo mentale su La Stampa di Piersandro Pallavicini

Paolo Bianchi è uno scrittore e giornalista con una decina di libri alle spalle e continue collaborazioni con le pagine culturali d i quotidiani e riviste. Chi lo segue sa che ha una ammirevole repulsione per il conformismo e i luoghi comuni. Tra i luoghi comuni più frequentati della nostra editoria c’è il dolorismo, cioè l’uso consapevole (e cinico?) della disgrazia, dell’emarginazione, della malattia, a fini narrativi. Ebbene, ne L’Intelligenza èun disturbo mentale Paolo Bianchi mette in gioco sé stesso, perché molte delle storie raccontate lo riguardano e sono vere, e in particolare quella parte di sé stesso che ha a che fare con la depressione, il bipolarismo, la sofferenza della psiche. Allora parlare di sé e in più farlo senza usare la malattia come calamita per la pietà, insomma affrontarla senza cadute nei luoghi comuni dell’autocommiserazione o dello scandalo per chissà quale colpa del mondo, è un esercizio rischioso e difficile. Ma Bianchi ci riesce benissimo, grazie al tono. Che è quello della nonchalance (non dell’understatement), che permette all’autore di dire tutto senza sottolineature e corsivi, con frequenti surplace che spiazzano il lettore e lo lasciano pieno di sorpresa davanti alloscattoverso l’imprevedibile.

Il protagonista è Emilio Rivolta, che troviamo poco oltre i cinquant’anni, in una Città Grande in cui è facile riconoscere Milano. Meno chiara invece l’ubicazione della Città Piccola dove Rivolta è nato e cresciuto fino agli anni dell’università: una città della provincia del nord Italia, come tante ce ne sono. Nella Città Grande Rivolta fa il giornalista, deve scrivere recensioni di libri, intervistare scrittori, lavorare per un grande quotidiano. Ma spesso non ce la fa nemmeno ad alzarsi. Va a periodi, e i periodi in cui è stretto dalla Tenaglia (l’immagine è perfetta: lui incapace di muoversi, in grado solo di agitarsi debolmente mentre patisce il dolore inflitto dalla stretta) arrivano imprevedibili, preannunciati da un sogno, da un cambio d’umore, o anche solo dal colore del cielo che assume un tono più intenso, doloroso per gli occhi, insostenibile.

psichiatria

 

In questa vita difficile piena di giorni non spesi, gli appigli sono il gruppo di AutoAiuto- una manciata di «picchiatelli», come li chiama Emilio – dove sotto la guida di un paio di volontarie si parla di sé tra pari dentro una zona di sicurezza dello spirito; poi la chimica, cioè le sedute nella ‘stanza degli aghi’ dove i pazienti con la flebo in vena ricevono farmaci che ne placano l’ansia, ne attutiscono la depressione, ne assestano l’umore; infine la compagnia a pagamento, in due luoghi – l’Angelo Azzurro in città e un’ineffabile locale sperso in provincia – dove Emilio trova non tanto sesso quanto una sospensione dall’angoscia dei rapporti: luoghi dove tutto è ch iaro, certo, dove pagando ottieni l’esatta quantità di attenzione, calore, affetto che ti aspetti.

Che cosa l’ha ridotto così? Ci sono state cause scatenanti, esperienze primarie? Anni di psicanalisi si sono rivelati inutili, anzi snervanti e dannosi, ma Rivolta ci prova da sé, ricorda quelli che da bambino e da ragazzo sono stati episodi di amore negato, di sottomissione subita, di amicizia tradita.

L’intelligenza è un disturbo mentale perché di questi episodi sa espungere il significato di inevitabile condanna all’infelicità e perché non ne permette la cancellazione del ricordo. Questo romanzo è una lettura intensissima, ma non si piange mai. Si affronta il dolore, se ne subisce l’impatto, lo si comprende e se ne tasta la grana, ma non ci si commuove, che è tutt’altra cosa. Si capisce anche che se ci si sente così – e succede purtroppo a molti – una via d’uscita però c’è: chimica e gruppi di sostegno. nel romanzo e nella vita reale. Per  esempio con il Progetto Itaca, cui Bianchi donerà i proventi del libro, una onlus che ascolta, consiglia e aiuta chi è incagliato nelle secche della malattia mentale.

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