Archivio della categoria: Senza categoria

Paolo Bianchi è un giornalista e scrittore italiano

Lezioni di scrittura

Inauguro un corso di scrittura. Dopo tanti anni in questo mondo credo di aver qualcosa da trasmettere. Ho aspettato il più possibile, ma adesso ci siamo. C’è molta gente che ama scrivere, che vuole scrivere, e che non sa bene da dove cominciare. Senza considerare poi il contatto con gli editori, che è faticosissimo, frustrante, e che spesso dà luogo a truffe.

Non punto ad avere molti studenti, me ne bastano pochi e motivati. La sede è a Milano, è comoda, e abbiamo tutto quello che ci serve. Ho scritto tutto in un volantino che sto distribuendo e che riproduco qui:

 

pdf lezioni di scrittura

Ricopio il testo qui sotto, per comodità:

Ami la lettura?

Ti piace scrivere?

Vuoi imparare a lavorare sul testo?

Vuoi sapere come orientarti per contattare una casa editrice?

Questo ciclo di lezioni ti fornisce gli strumenti adatti.

Il programma comprende lezioni teoriche e di attività pratica,

garantendo la massima serietà didattica.

Questo ciclo di lezioni ti fornisce gli strumenti adatti.

Il programma comprende lezioni teoriche e di attività pratica,

garantendo la massima serietà didattica.

 

Paolo Bianchi da più di trent’anni lavora per le principali case editrici italiane. Giornalista professionista, ha scritto su decine di quotidiani e periodici, a lungo come critico letterario. È autore di romanzi e saggi, traduttore dall’inglese e dal francese, consulente editoriale e editore in proprio. Svolge anche attività di scouting editoriale

(Ma il mio curriculum lo trovate in questa pagina!)

Informazioni sul programma, sulla durata e sui costi (concorrenziali) dei corsi verranno fornite sia telefonicamente sia per iscritto sia di persona.

Chiamare il 347-8050604

o scrivere a lettere@pbianchi.it

Le lezioni si tengono a Milano, in zona Buonarroti-Tre Torri (il luogo è facilmente raggiungibile con le linee di metropolitana Rossa e Lilla).

Al termine è prevista per gli allievi la possibilità di pubblicare i propri elaborati.

Spiegherò meglio il programma di persona, ma posso anticipare questo; la prima lezione sarà introduttiva, le seguenti avranno anche una componente pratica, dato che ciascun allievo potrà presentare un proprio testo, che verrà eventualmente discusso insieme.

Ogni incontro, a parte il primo, sarà tematico. Non ci saranno lunghe e noiose dissertazioni teoriche. Si parlerà della scrittura narrativa nelle sue forme essenziali, con esempi illustri di ogni tempo. Ma tutto farà riferimento all’esigenza personale di scrittura di ciascun allievo. E si parlerà di lettura, non tanto di che cosa leggere, ma di come leggere.

Un corso semplice, ma essenziale. Molta pratica, poca presunzione.

Qualcuno si è già fatto avanti, ovviamente non pongo barriere o limiti di alcun genere. I costi sono ridotti al minimo, perché non è un’attività speculativa. Partiremo appena saremo abbastanza, ma non abbiamo bisogno di essere in molti.

Sento che sarà una bella esperienza.

 

 

 

Meno tre all’uscita in libreria: un estratto de L’intelligenza è un disturbo mentale

Mancano quattro giorni all’uscita di L’intelligenza è un disturbo mentale. Per ingannare l’attesa, ecco un piccolo estratto….Schermata 2016-04-26 alle 19.25.49

Sono dentro alla Stanza degli Aghi. L’ago nel braccio. La punta metallica piantata dentro il gomito. Con quelle alette di plastica, assomiglia a una farfalla che punge. Devo ricordarmi di chiedere a che cosa servono le alette, ho pensato la prima volta. Non che a infilarlo l’ago abbia fatto male, meno di una puntura di zanzara. Le mani di Elisa sono delicate. Elisa è l’infermiera, tutta rotonda, morbida, giovane. La poltrona sembra quella del dentista, mentre guardo il rettangolo di cielo smaltato, spazzato dal vento gelido. Quand’ero un adolescente secco e fragile non immaginavo niente di questo.

Dentro siamo in sei. Seduti o sdraiati sulle poltrone, ognuna con i suoi due metri di asta della flebo al fianco. Ognuno di noi con l’ago nel braccio. L’infermiere Ercole entra adesso nello Stanzino delle Terapie, adiacente alla Stanza degli Aghi.

«Lacrimevole» dice la signora filiforme, supina di fronte a me, l’ago in vena, guardando lo stillicidio della sua flebo. «Lacrimevole» ripete assorta nello stupore.

Elisa si sposta nello stanzino da cui nel frattempo Ercole è uscito. Sono coordinati come un balletto, penso.

Rimanere qui a lungo. L’En mi entra direttamente in vena, va subito a irrorare i vasi sanguigni del cervello. Ieri sera ho urlato al telefono, preso a pugni il muro. La vita è una merda piena di gente di merda, urlavo. Fuori scendeva la notte, impietosa. Dormendo, ho sognato cani neri con la bava alla bocca.

Mantieni i pensieri semplici, penso. O i parassiti rampicanti ti entrano in gola.

 

Parla Valentino Zeichen – L’Umanesimo è finito

In un paese dove la metà della popolazione scrive poesie e l’altra metà non le legge, Valentino Zeichen, fiumano d’origine, ma romanissimo d’adozione, può contare sul fatto d’essere e ormai da tempo poeta laureato. Del resto Mondadori gli ha pubblicato un Oscar con i primi quarant’anni di opere (Poesie. 1963-2003) e altri libri glieli ha pubblicati Fazi. Tra questi il romanzo appena uscito La sumera (pp. 160, euro 16). Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui, in libertà.

Valentino Zeichen scrive con mezzi antichi

Valentino Zeichen scrive con mezzi antichi

Iniziamo dal suo romanzo, il primo

«Il primo e l’ultimo. E’ troppo faticoso scrivere romanzi. Bisogna avere un’energia, una forza fisica, una capacità di applicazione che io non ho più. Ho scritto racconti, teatro, testi radiofonici, ho una certa praticaccia della narrativa. Ma sostanzialmente sono un poeta, perlomeno questa è la mia rappresentazione come figura sui media». Continua a leggere

Parla Amitav Ghosh – L’Asia è nata dalla guerra per l’oppio

Amitav Ghosh, 59 anni, è tra gli scrittori angloindiani più famosi al mondo. È reduce dalla pubblicazione del terzo romanzo di una trilogia, chiamata «della Ibis», dal nome di una nave che, nell’India coloniale, dal 1839 al 1842 trasportava oppio indiano verso la Cina. Il libro in questione s’intitola Diluvio di fuoco ed è pubblicato in Italia, come i due precedenti (Mare di papaveri e Il fiume dell’oppio), da Neri Pozza (pp. 704, euro 18,50, traduzione di Anna Nadotti e Norman Gobetti). Abbiamo intercettato l’autore a Milano, dove è di passaggio e incontrerà il pubblico domani alle 17,30 al teatro Franco Parenti, nell’ambito della rassegna letteraria Bookcity.
Tre libri per un totale di 1.600 pagine. Se lo era proposto fin dall’inizio?
«No, dieci anni fa, quando ho cominciato, non avevo considerato che la trilogia avrebbe assunto tali proporzioni».
Non pensa che una simile mole possa spaventare i lettori?
«È possibile, ma essendo stato in questo tunnel per tanto tempo, non me ne sono curato. Per me il piacere della lettura consiste nell’entrare in un mondo».

Amitav Ghosh aspetta sulla riva del fiume

Amitav Ghosh aspetta sulla riva del fiume

Ha lavorato su un archivio ricchissimo. Ha intenzione di sfruttarlo ancora?
«La vicenda si svolge nell’arco di soli tre anni. Però no, non ho intenzione di continuare». Continua a leggere

Parla Wilbur Smith – Ironia e le mie “domande sciocche”

Nella felpatissima e lussuosa suite al nono e penultimo piano del Principe di Savoia, a Milano c’è e un divano color crema da cui qualcuno si dev’essere alzato da poco: c’è ancora la forma di un corpo. Ma Wilbur Smith, 82 anni, nato in Zambia, residente a Londra e in Sudafrica, uno degli autori di romanzi d’avventura più letti al mondo, un centinaio di milioni di copie vendute, non è in stanza. Su un tavolino, un bastone da passeggio di legno scuro.

Dopo qualche minuto appare, alto, camicia verde vivace, malfermo sulle gambe. Quando si accomoda al suo posto, mi pare di ottimo umore. Ha uno sguardo chiaro e malizioso, lucidissimo. E un atteggiamento incline all’ironia. Concordiamo un dialogo botta e risposta.

Wilbur Smith e la seconda moglie, non proprio sua coetanea

Wilbur Smith e la seconda moglie, non proprio sua coetanea

Lei ha scritto 36 libri. Ha ancora voglia di scrivere?

«Ne ho scritti 42. Trentasei sono solo quelli pubblicati. Sì, ho ancora voglia. In fondo, è la mia vita».

L’ultimo libro, Il Leone d’oro, è ambientato di nuovo in Africa, in un crocevia di popoli e culture come Zanzibar. C’è stato di recente? Continua a leggere

Parla Adam Thirwell – Come scrivere i dialoghi

Con questa faccia da ragazzino furbo Adam Thirlwell dev’essere un rubacuori. Così giovane, così di successo, così upper class, non si farebbe che invidiarlo. Ma se l’uomo è stato bravo a forgiarsi nelle migliori scuole del Regno (Unito) e a scriver dei libri e a farseli pubblicare dagli editori potenti, insomma, beato lui.

Si muove appunto beato e a suo agio a Pordenone, dove era per presentare il nuovo libro, Tenero& Violento (Guanda, pp. 362, euro 18,50, traduzione di Riccardo Cravero). Come il suo primo, Politics, del 2005, anche questo è percorso da una vena erotica apparentemente perversa, ma tendente all’ umoristico. A parlare di politica con i romanzieri si rischia di scavare profondi solchi di noia, e una volta stabilito che Adam, come dice lui stesso, «visto il successo di Cameron nelle ultime elezioni, era meglio se stavo zitto», passiamo a cose amene. Il libro è la storia di un trentenne inglese, che vive ancora sulle spalle della famiglia, un edonista capriccioso che si sfonda di droghe e fornica in giro, finché non precipita in una fossa di dispe- razione da cui esce redento, forse. Non un tema originale, ma insomma, questo rich kid, questo spoiled child, che cosa rappresenta? Una classe sociale, una generazione, uno stato d’animo?

«Vorrei che rappresentasse tutti, però in effetti è l’esponente di una classe borghese, uno dalla vita comoda. Scisso tra la morale che ha e quella che vorrebbe avere. Io la chiamo “poesia delle buone intenzioni”, e vorrei riflettesse l’atmosfera della mia generazione».

Adam sceglie i colori vivaci

Questo suo personaggio le è simpatico o no?

«Mi diventa simpatico quando è sperduto. Il voler essere simpatico, nice, è una caratteristica di quelli della mia età. Anche questa è una questione profondamente morale, l’essere ingenui e terrificanti allo stesso modo. Comunque, per me un personaggio è soprattutto una voce, e in questo caso ho cercato di esprimere il carattere di un uomo che vuole molto divertirsi, e per farlo cade nella dissolutezza. Senza per questo essere ‘cattivo’, e facendo del male più che altro a se stesso». Continua a leggere

Svetlana Aleksievic – Il salame è libertà

Salame e jeans = libertà. Questo era il sentire comune nella Russia sovietica. Perlomeno questo dice Svetlana Aleksievic, giornalista, scrittrice, autrice di cinque libri sulla Russia di prima e di dopo. È qui al Festivaletteratura di Mantova, nella basilica palatina di Santa  Barbara, una chiesa stupenda e bisognosa di restauro dopo il terremoto del 2012 (lo diciamo perché è in corso una sottoscrizione sacrosanta). Dunque, interrogata da Gian Piero Piretto, preparatissimo studioso della materia, questa signora flemmatica e poco sorridente, ha parlato di Sua Maestà il Salame come del simbolo di qualcosa che appariva, a quelli dietro il muro di Berlino, come un oggetto esotico e mitologico. Come anche le banane. Tutta roba che un quarto di secolo dopo è a portata di tutti, e verrebbe da dire “Finalmente”, se la circostanza non apparisse così scontata. Nel suo saggio Tempo di seconda mano (Bompiani, pp. 777, euro 24, a cura di Nadia Cicognini e Sergio Rapetti), si parte dal presupposto che della Russia “è imprevedibile non solo il futuro ma anche il passato”. Tutto appare così ambiguo, che la conquista del salame e dei jeans e delle banane e il rifulgere di vetrine e ristoranti e alta moda e Bentley, è costata troppo. Continua a leggere

il mio principe azzurro

Il mio principe azzurro Es, 2001, Paolo Bianchi

Il mio principe azzurro
Es, 2001
“Dovresti raccontarlo, dici tu. Ma perché? Lo vedi il mondo com’è, a chi importa ancora degli altri? Invece è così bello stare qui noi due soli… E poi non me ne ricordo niente, è lontano. Invece no, dici tu. Se è successo a te è successo a tutti. Non la capisco io, questa cosa. A loro non hanno fatto le cose che hanno fatto a me”.

Una ragazza adolescente parla con un uomo misterioso. Lui la spinge a raccontare e lei, innamorata, gli dice tutto. Gli rivela segreti inconfessati, una storia familiare sconvolgente. Questo romanzo affronta un tema – la violenza sui minori – che, per quanto attuale, viene largamente percepito come scandaloso tabù e quindi non ancora del tutto svelato. Ma vuole anche essere lo specchio di una società arida e superficiale, in cui famiglia e scuola riescono soltanto a essere lo sfondo di un assassinio di un’anima. Tra sottocultura televisiva e nevrosi da potere o da guadagno facile viene soffocato per sempre il vero “senso della vita”. Di contro a tutto questo, la vicenda di Imma (ispirata ad una storia vera) è la rivendicazione di uno spazio non violabile di innocenza e purezza interiori

“Ecco la bellezza del Mio principe azzurro: l’invenzione di un punto di vista candido e indifeso, eppure ambizioso, esigente. Quello di una ragazzina che sembra capace di attraversare l’ordalia della perversione adulta restando attaccata alla propria adolescenza, alle sue incontenibili domande”.
Daniele Piccini, Il Giornale, 27 dicembre 2001

“Tratto da una storia vera, è un romanzo mozzafiato. Curiosità, tabù, dubbi, inngenuità. Tutto filtrato da un grande senso della vita”.
Cosmopolitan, dicembre 2001

“Forse per ragioni editoriali si è lasciato un po’ troppo spazio alla descrizione di crudi episodi di sesso, ma la terribile denuncia arriva comunque a destinazione”.
La Nazione, 13 gennaio 2002

“E’ un romanzo pericoloso perché parla di argomenti che di solito si evitano, sia in famiglia che a scuola, nelle conversazioni.”
Il Gazzettino, 14 aprile 2002

Avere 30 anni e vivere con la mamma

vere 30 anni e vivere con la mamma Bietti, 1997, Paolo Bianchi

Avere 30 anni e vivere con la mamma
Bietti, 1997
Avere 30 anni, oggi in Italia, che cosa vuol dire?
19 irriguardose confessioni dei protagonisti di un’età “al confine”:
La donna che voleva sfidare il mondo
L’uomo che aspettava la fata turchina
Soli nel monolocale
La famiglia infinita
L’uomo di sabbia
Con un sogno fuori dal cassetto
Il ragazzo incantato
Non solo etero
Il prezzo di un figlio
Un fragile pezzo di carta
La figlia del “mito”..

“Storie di ordinario mal di vivere, illuminate da rari squarci di speranza e interrotte, con sapiente lavoro di montaggio, da interventi dell’autore: una giusta dose di riflessioni sociologiche e di statistiche e, forse, un eccesso di citazioni letterarie”.
Marisa Rusconi, L’Espresso, 2 ottobre 1997

“Una mappa intenzionalmente imprecisa, ma agile e significativa degli umori e delle ansie esistenziali degli attuali trentenni italiani, che rappresentano la generazione cuscinetto tra quella dell’utopia e quella tecnologica”.
Renata Molho, Il Sole 24 Ore, 9 novembre 1997

“Una foto di gruppo vagamente impietosa e malinconica”.
Nicoletta Melone, Il Giornale, 16 novembre 1997

“Una raccolta (più grottesca che ironica) preceduta da un’analisi approfondita, di svariati casi di scelte esistenziali dei trentenni d’oggi”.
Bruna Magi, Gioia, 21 novembre 1997

“Un libro per i ventenni che aspettano, i trentenni che riflettono, i quarantenni che ricordano, per i cinquantenni che rimpiangono…”
Mario Bernardi Guardi, Il Tempo, ? dicembre 1997

“Un’antologia di vita vissuta, da cui emergono i tratti di una generazione che non vuole diventare ‘fantasma’, con pochi ideali e valori forti,, stretta fra l’emergenza occupazione e la ricerca di una identità difficile da definire”.
Giovanna Vitale, La Repubblica delle Donne, 4 febbraio 1998

“Dopo aver dato voce alle confessioni di 19 trentenni, l’autore conclude ammettendo che è un esercito non in marcia verso la vita ma (Flaiano docet) ‘con la vita che da dietro li spinge”.
Serena Zoli, Corriere della Sera, 11 marzo 1998

“Bel saggio”.
Stella Pende, Panorama, 9 aprile 1998

“Last Chance to See”/”L’ultima occasione” Douglas Adams-Mark Carwardine Edizione originale in lingua inglese 1990, edizione italiana Armenia/Geo, Milano, 1991. Umorismo ecologico. Nel 1985 Douglas Adams fu inviato dal proprio quotidiano nelle foreste del Madagacar in cerca degli ultimi esemplari di lemuri, inquietanti animali visti dalla gente del posto come spettri tornati dall’aldilà per spaventare i vivi. Questa prima esperienza sulle tracce di animali sconosciuti portò Dougas a organizzarne altre sei. Ad attenderlo: pipistrelli, draghi e altre amenità. Insomma, storie di animali, di personaggi curiosi e squinternati, di luoghi esotici minacciati dall’uomo. Adams riesce a suscitare nel lettore un legittimo allarmismo per la drammatica situazione dove il “ritorno alla natura” suona come una minaccia.

last

“Last Chance to See”/”L’ultima occasione”
Douglas Adams-Mark Carwardine

Edizione originale in lingua inglese 1990, edizione italiana Armenia/Geo, Milano, 1991.

Umorismo ecologico. Nel 1985 Douglas Adams fu inviato dal proprio quotidiano nelle foreste del Madagacar in cerca degli ultimi esemplari di lemuri, inquietanti animali visti dalla gente del posto come spettri tornati dall’aldilà per spaventare i vivi. Questa prima esperienza sulle tracce di animali sconosciuti portò Dougas a organizzarne altre sei. Ad attenderlo: pipistrelli, draghi e altre amenità. Insomma, storie di animali, di personaggi curiosi e squinternati, di luoghi esotici minacciati dall’uomo. Adams riesce a suscitare nel lettore un legittimo allarmismo per la drammatica situazione dove il “ritorno alla natura” suona come una minaccia.