Archivio della categoria: Recensioni

I giornalisti a scrocco di Camilla Baresani

Foodblogger, wineblogger, resort, show cooking live, vip lounge, pink carpet, drinking experience, influencer, demo di location 7 stelle, food&beverage, flagshipstore, degustazioni in versione blind, food stylist.

Tutte espressioni in un inglese astruso, per ammantare di eleganza, anzi di “glamour” qualunque fregnaccia lontanamente vendibile nel mondo del cibo, anzi del “food”.

Termini che si trovano in abbondanza nel libro di Camilla Baresani Gli sbafatori (Mondadori Electa, pp. 140, euro 16,90, ebook a 6,99). Locuzioni che son frutto di un “marketing” becero appioppato a giornalisti sia fresconi sia di lungo bordo, questi ultimi pervasi di un cinismo non più scalfibile da alcuna verità.

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Françoise Sagan, maledetto talento

Imbattersi in una forma narrativa che ti trascina dentro le pagine, che te le fa voltare una dietro l’altra fino alla fine, è un evento abbastanza raro. Spesso avviene quando meno te lo aspetti. È il caso di un romanzo di Françoise Sagan, Can che
dorme (Edizioni Clichy). Strano che questo libro, pubblicato nel 1980, sia arrivato in Italia solo ora. O forse non così strano se si pensa che l’autrice, dopo un esordio stratosferico a 19 anni, non si è mai tolta di dosso una feroce tendenza all’autodistruzione. Tanto da rovinarsi la reputazione (e pazienza), ma anche di giocarsi l’indubbio talento letterario.

francoise sagan

Françoise Sagan, giovane, in copertina

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Tommaso Labranca, fuga in Iperborea

L’ultima frontiera dell’iconoclastia, anzi il suo superamento, è l’ “aiconicità”. Non la distruzione delle immagini, ma il loro azzeramento. È una tesi che aleggia tra le pagine di Mu-La risaia in fiamme (ed. 20090-Tipografiahelvetica, pp.176, euro 10), romanzo di Tommaso Labranca, l’ultimo in ordine di apparizione anche se è stato scritto nell’estate del 2012. Labranca è un puntiglioso critico del costume, un osservatore dei tic e delle nevrosi sociali indotte dalla cultura dei consumi, e soprattutto un giudice spietato del conformismo acefalo.

labranca mu

Protagonista della storia è un ragazzo meno che trentenne, di Sesto Campano, un paese di estrema provincia d’Italia (Isernia). Estrema a che cosa? All’accentramento nell’urbe, in questo caso non tanto la capitale politica e amministrativa della nazione, quanto quella economica e commerciale, una Milano peraltro mai nominata, verso la quale il giovanotto fuggitivo punta. Il nome del protagonista non è mai rivelato, poiché basta il soprannome che si è dato, “Mu”, trascrizione fonetica di un ideogramma che rappresenta il vuoto e il nulla, raffigurando una risaia in fiamme. Continua a leggere

La letteratura delle grandi abbuffate

Perché uno da un libro si aspetta qualcosa? Per esempio, perché legge il risvolto di copertina. Nel caso del saggio narrativo di Massimo Onofri Passaggio in Sardegna (Giunti, pp. 284, euro 12) c’è scritto: “La Sardegna che questo viaggio ci restituisce non l’aveva raccontata mai nessuno, tra grand tour e autoironica autobiografia, nel modo di una scrittura disinvolta e camaleontica, tra il comico e il lirico. Anche perché Massimo Onofri ha letto tutti i libri, e non solo di viaggio… ” E giù con la toponomastica, una rosa di pallettoni: Porto Torres, Macomer, Sassari, Gallura, Olbia, Asinara, Barbagia, Siligo, Villacidro, eccetera). L’autore non è nato in Sardegna, è di Viterbo, però è critico letterario e professore di letteratura italiana contemporanea all’università di Sassari. Urca, uno pensa, bello: adesso parto da Alghero, faccio la costa nord, fino a Golfo Aranci, e poi a Nuoro e poi a sud ovest fino a Cabras e Oristano, con una puntata finale a Cagliari.con la cultura si mangia Continua a leggere

J.R. Moehringer, il capitano Achab della boxe

Pochi temi letterari sono così edificanti come la disfatta di un uomo di talento. Ed è così che inizia il racconto-articolo di J. R. Moehringer, il giornalista americano (è nato a New York nel 1964) noto soprattutto per aver contribuito all’enorme successo della biografia del tennista Andre Agassi, Open (Einaudi). In un volumetto che si legge a tutta velocità, Il campione è tornato (Piemme, pp. 84, euro 14, traduzione di Annalisa Carena), la caduta in miseria di un ex campione di boxe disegna il paradigma di una sconfitta umana. Il cronista, alla fine degli anni Novanta, viene per caso a conoscenza della storia dell’ex pugile nero Bob Satterfield che dopo aver sfiorato negli anni Cinquanta la corona di campione del mondo dei pesi massimi è incappato in una serie di dolorose sconfitte, fino a trasformarsi in un rottame che vaga tra panchine e mense per senzatetto, a Los Angeles.harrison

Decide così di cercarlo nei bassifondi della metropoli, e incredibilmente lo incontra: un barbone miserando, sdentato e gonfio di alcol, ma dispostissimo a rievocare i bei vecchi tempi. Dunque, ci sono tutti i presupposti per una succulenta storia di ascesa e rovina. Il vecchio Satterfield ricorda benissimo tutti gli episodi della sua carriera, incontro per incontro, le vittorie e le sconfitte, e condisce il tutto di aneddoti sapidi e opportuni. Per esempio quella volta che ruppe il naso a Rocky Marciano… Essendo l’atleta completamente dimenticato, Moehringer, da bravo giornalista del Los Angeles Times, compie ogni ricerca d’archivio, interrogando colleghi ed esperti di pugilato, e chiunque sia potuto venire a contatto con il personaggio nel periodo d’oro della sua carriera, durato peraltro lo spazio di un mattino. «Il più grande puncher che si sia mai visto», è la reazione unanime. Un uomo che picchiava duro, così duro che persino Jack LaMotta, interpellato di persona, ricorda di averne prese un bel po’, prima di riuscire a metterlo giù con un colpo alla mandibola.

Satterfield messo giù da Charles Ezzard nel 1954

Satterfield messo giù da Charles Ezzard nel 1954

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Tommaso Pincio e la fine dei salotti radical

Una delle frasi più belle dell’ultimo romanzo di Tommaso Pincio, Panorama (Enne Enne editore, pp. 200, euro13, solo su carta) è la frase finale: «Dall’idea che mi sono fatto di Tondi, ritengo però che abbia pensato a Kafka e al mattino successivo, a come sarebbe apparsa, a coloro che l’avrebbero vista, questa nostra città: un andirivieni infinito di persone e veicoli, perché alla fine questo resta di noi, l’andirivieni altrui».

Pincio PanoramaOttavio Tondi, è il protagonista disfunzionale di una storia che parla soprattutto di lettura come condizione dell’esistenza. Attenzione: la lettura, non la scrittura. Perché Tondi è un giovanotto con nessuna ambizione di scrivere, ma una brama ardente di leggere. L’esatto contrario di quanto avviene nel mondo. Rinuncia a una sicura professione, pur di continuare a leggere. Diventa un ciccione da divano. Per sua fortuna trova un’occupazione conforme ai suoi interessi: fa il lettore di manoscritti per una prestigiosa casa editrice dalle copertine bianche (chiaramente l’Einaudi). La Bianca, dice il narratore, è di gran lunga il marchio più ambito da tutti gli autori italiani, esordienti e no (il fatto che lo stesso Pincio ci abbia pubblicato alcuni libri non sembra del tutto casuale). Continua a leggere

Kraus e i monologhi con le donne

copCAPSI283Giornalista, saggista e polemista, Karl Kraus è passato alla storia del pensiero come un sottilissimo coniatore di aforismi. Visse nella Vienna tra due secoli, Ottocento e Novecento, in cui a una stretta morale pubblica si accostavano comportamenti inconfessabili. Il suo occhio sulla società borghese era tale da procurargli milioni di nemici, dei quali andava fiero. Scrisse molto sulle donne, pensieri e articoli sempre controcorrente, in parte ora raccolti in un gustoso volumetto dal titolo giustamente paradossale: Con le donne monologo spesso (Elliot, pp.128, euro 12, a cura di Irene Fantappiè). Al centro delle sue riflessioni risiede il contrasto stridente fra le leggi dei perbenisti e quelle non scritte di maschi e femmine che appartenevano a mondi separati e intercomunicanti attraverso passaggi segreti. Continua a leggere